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The show must go on

16/04/2008 15:21 in varie
[copio una citazione fatta da cate, perchè è perfetta per l'allucinante circostanza]

L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.

Pier Paolo Pasolini
Vie Nuove n. 36, 6 settembre 1962

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Mi sembra che lo schermo sia il modo per eccellenza di percepire la realtà.
Forse complice lo spirito del tempo, qualora non vi fosse uno schermo fisico attraverso cui percepire aspetti di realtà, come quello di televisioni, computer, cellulari, sono la distanza, l'individuazione stessa a creare altri schermi - superfici trasparenti, strati sottili d'aria sui quali le cose appaiono, accadono, vengono proiettate.
Schermi che ci separano da ciò che propongono, e ci fanno essere costanti spettatori di fenomeni che sono altro da noi.

Nasce una strana convivenza di partecipazione e distacco. Ciò che accade o appare è percepito soltanto come elemento presente sullo schermo, cui si partecipa in quanto spettatori, ma da cui ci si distacca allo stesso tempo, per diversità di natura. Il rapporto è quello fra spettatore e spettacolo: si è in relazione in quanto partecipi di una stessa esperienza, ma con ruoli diversi e perciò "distanti".

L'astrazione intellettuale, di ogni genere, sia la speculazione che il semplice raziocinio, può creare uno schermo: l'interno del nostro cervello diventa allora una sorta di sala cinematografica, e noi gli spettatori del nostro stesso pensiero.

Il rischio rappresentato dall'utilizzo di "schermi" è la perdita di contatto con la realtà, ma non soltanto in termini individuali ed intellettuali: quando la proiezione è collettiva, indotta o spontaneamente generata, la perdita di contatto, e soprattutto di consapevolezza e lucidità, è totale.La proiezione della realtà avviene su uno schermo più grande e più verosimile - tanto che arriva a sostituirsi alla realtà.

E allora può capitare che ci siano un Paese reale e uno recitato, preteso.

In cui la libertà
         la giustizia
         il bene
sono di un popolo di "buoni" sorridenti egoisti

in cui si minaccia l'avvento dei "comunisti" come quello dell'uomo nero - perchè non esistono, ma fanno abbastanza spavento da far votare come desiderato, così come si mandano a letto i bambini

in cui il benessere è tutto intorno a te, o al limite è un frutto quasi maturo, e bisogna giusto pazientare ancora un po' per coglierlo dal ramo più a portata di mano

in cui tutto ciò che è cultura e spirito critico è il male, e il disprezzo, l'arroganza, la convinzione di essere dal lato giusto ne sono il rimpiazzo

in cui la scenografia il copione la colonna sonora escono dai margini delle inquadrature e dai palchi per diventare vita

si è succubi di schermi permanenti, di una frattura profonda con la realtà.
è il solo modo in cui riesco a spiegarmi non il ritorno di berlusconi, nè dei suoi associati: ma il desiderio dietro questo ritorno. La voglia consapevole di un "berlusconesimo", qualcosa che va al di là dell'individuo e diventa una cultura, si allarga ad un'estetica mediocre, grottesca, e ad un insieme di modi di percepire eventi e idee, alla base dei quali vi è la scelta di ciò che è posticcio, e malcela grettezza e conclamata, spudorata, volgare avidità.












HelterSkelter.   2 commenti

saggezza aritmetica applicata

11/03/2008 21:39 in varie
Proprietà commutativa

la parola "novità" sortisce sempre un certo effetto
perchè, nonostante tutto, solletica quel briciolo di curiosità
appisolata al caldo (gli strati della mente gli fanno da coperta)

ultimamente si parla tanto di nuova politica
nuovi amori, nuovi programmi

tuttavia fin dalla prima elementare quasi tutti sanno
che avere due mele gialle e due rosse
è lo stesso che averne una gialla, una rossa, una gialla e un'altra rossa
oppure due rosse e due gialle

cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia;
cambiando l'ordine dei candidati, neppure.

Proprietà associativa

la novità è lampante
gli schieramenti parlano da soli
è eloquente, il traffico tra un picciddielleaccaiuto e l'altro

tuttavia dovrebbe essere ben noto
che se, per capriccio, volessi contare in diversi modi le mele di cui sopra
il loro numero, e la loro qualità, rimarrebbero invariati

la somma di tre o più addendi non cambia
se al posto di alcuni di essi si sostituisce la loro somma;

quindi  perchè (veltroni+bindi)+(bertinotti) dovrebbe dare
un nuovo, eccitante risultato?
e perchè (berlusconi + fini)+casini
lascia spazio a speculazioni?



HelterSkelter.   3 commenti

Silvio Orwell

17/02/2008 20:13 in varie

    
A parità di megalomania, non dovrebbe meravigliarci scoprire che Silvio, Er Mejo Bananiere, dorme con "1984" di George Orwell sotto al cuscino, proprio come Alessandro Magno con il caro Omero.
Come spiegare altrimenti le suggestioni fantapolitiche che pervadono la sua campagna elettorale ai limiti dell'ontologia (in quanto non ha un inizio nè una fine, è eterna, perfetta, è e non può non essere)?
Non si tratta soltanto delle citazioni esplicite, come ad esempio l'esternazione "Siamo in un clima da Grande Fratello!", fatta nei giorni caldi del dibattito sulle intercettazioni.
Sono i toni, le scelte estetiche, la teatralità della campagna berlusconiana ad aver superato la frontiera del cattivo gusto, impresa paragonabile solo alla scelta della "velocità smodata" in Spaceballs, capolavoro di Mel Brooks.

In principio erano il partito/slogan impreditorial-calcistico-pur-sempre-patriottico-casereccio, "Forza Italia"; la comunità ispirata a woodstock ma in chiave anticomunista, "La casa delle Libertà"; l'immancabile celebrazione del capo supremo che tutto può, cui tutto si deve, e che si ama in maniera spontanea, incondizionata, per la sua virtus (...) e per la sua genuinità, la disarmante schiettezza (politica ed erotica, purtroppo); e poi, l'irresistibile tendenza alla promessa ad effetto, anzi, diciamo pure alla cazzata colossale, così colossale da essere indubitabilmente incredibile, inspiegabilmente creduta.
E si potrebbe parlare ancora delle plastiche facciali, dei trapianti di capelli, dei tacchi e delle bandane, delle veline e delle gaffe, dell'ossessione per la giovinezza, ma tutto questo è inconsistente, senza peso, perchè rientra  perfettamente nel personaggio, nella sua palese falsità, ipocrisia, nel suo finto rampantismo pseudo-popolare "tutti potreste diventare come me!", nella sua promessa di successo ed emulazione nazionale squisitamente strumentali. Tutte cose ben chiare, ormai, o almeno si spera.

Tutto quello a cui ci eravamo abituati negli anni - nei troppi anni, considerato che la figura del bananiere mi accompagna fin dall'infanzia (così come le imprecazioni "Porco!" o "Schifoso!" ad essa indirizzate dai parenti tutti) - adesso è, se possibile, ancora più esagerato, caricaturale. Ed è qui che si colgono i raffinati riferimenti all'opera di Orwell.
  • Il motto gioioso e mìdol-class, "Forza Italia!", è stato sostituito da una spudorata celebrazione votiva del Piccolo Padre di Arcore: l'accorato e commosso urlo di giubilo "Grazie Silvio!". E si sa che l'amore, vero o preteso, ma quasi sempre indotto e forzoso, per il capo "spirituale" della nazione è tipico della propaganda totalitarista, o degli scenari fantapolitici.
  • Il nome del partito ha abbandonato il patriottismo posticcio, scommettendo sull'appeal della promessa "liberale": adesso si chiama, presuntuosamente, "Popolo della Libertà". Ah, non vi sentite già liberi, uniti, affermati, felici? "Popolo" richiama un'idea di sentimento nazionale, unità, orgoglio patriottico. "Libertà" è la parola magica, il passe-partout. Il quadro che nasce dall'unione delle due parole è idilliaco. Ancora, è tipica della propaganda totalitarista, o degli scenari fantapolitici, la (falsa) promessa di pace, prosperità, stabilità e libertà. Inoltre, Silvio stesso lo definisce partito unico: per la nascita del Tribunale Speciale delle Libertà, rimanete sintonizzati.
Ma quello che è anche tipico dei totalitarismi o delle distopie alla "1984" è la mancata corrispondenza fra la realtà, fatta di repressione e impotenza, e la propaganda, un'utile teatralità.

Questa volta il bananiere è più sfacciato, più svergognato, insomma più 'mpunito, e platealmente manipolatore.
nasce però un'interrogativo inquietante: e se agli italiani, consapevoli, piacesse la teatralità?
HelterSkelter.   3 commenti

Dejā-vu

16/02/2008 08:35 in varie
domenica scorsa ho fatto 18 anni. due giorni prima mi è arrivato l'invito a ritirare la tessera elettorale. trascurando la sospetta ed inquietante puntualità burocratica, io mi sto ancora chiedendo a cosa mai mi possa servire, essere in età da voto, se non c'è nessuno da votare.

anche se guardare "Annozero" da febbricitante è stata una pessima idea (vi posso assicurare che sognare Pierferdi Casini non è una bella cosa), sorbirsi il ripasso veloce di "Porta a Porta - Campagna elettorale edition" a qualcosa è servito: cioè a sentirmi sempre di più presa, molto pacatamente, per il culo. In totale par condicio, componendo i contrasti.


HelterSkelter.   Nessun commento

27/01/2008 11:08 in varie
Oggi, fra le mail, ne è arrivata anche una da Cate, con il link ad un servizio del Tg2 su Galileo.

Il tg2 è una specie di "Dolce Forno" giornalistico: nel senso che sforna servizietti di dubbia qualità, ma lo fa con tanto ammmore, credendoci davvero.
Fra le specialità della casa ricordiamo:

  • il servizio sulla Rivoluzione Russa (purtroppo non riesco a trovare il video): una roba anacronistica fino allo stremo, che dipinge la Rivoluzione d'Ottobre come responsabile della nascita del "mostro rosso", minaccia ancora attuale ai valori occidentali e responsabile della nascita dei fascismi. Un servizio così sfacciatamente di parte da scatenare un acceso dibattito in Senato: ebbene sì, un bidattito, ideologico, IN SENATO! Il Tg2 può anche questo. Per l'occasione si fronteggiano il Senatore Giannini, di Rifondazione, che fa tenerezza per quanto orgogliosamente difende il socialismo, nonostante i precedenti del partito, e alcuni senatori FI, che fanno pure finta di aver letto Mill e snocciolano le loro nozioni di analisi storica (perchè anche quelli di FI hanno una cultura, nonostante le apparenze).
  • il servizio sulle staminali. Una gagliarda tirata di orecchi agli screanzati dottorucoli della perfida Albione, che si son sfacciatamente permessi di pasticciare con orgogliose cellule umane e cellule animali fuor di dubbio inferiori, con l'increscioso fine di procacciarsi cellule staminali. Il servizio è proprio una chicca, tanto perfetto nei toni e nei particolari da sembrare una parodia del tg di  Guzzanti: l'esordio non tenta nemmeno di mascherarne l'orientamento ( "numerosi scienziati e la chiesa sostengono che"), e la conclusione è un'intervista al monsignor di turno, con una giornalista dalla faccia corrucciata che gli fa domande serie e preoccupate sul significato dell'avvenimento.
  • il servizio su Galileo e i professori della Sapienza (grazie Cate). Si commenta da solo.                          
Ricordate: Galileo se l'è cercata. Non ha voluto ascoltare i consigli del cardinale Bellarmino ("un Popper ante litteram". Sic!): lo dice sempre, il Tg2, che bisogna ascoltare i monsignori! E siccome è tanto professionale, a scanso di equivoci te li piazza pure in prima serata, volente o nolente.
HelterSkelter.   Un commento

e alla giustizia, lo stregatto!

23/01/2008 15:27 in varie
la giustizia italiana indaga sull'(ex) ministro della giustizia

l'opposizione detta legge sulla maggioranza

il pubblico è uno strumento privato

gli atei sono devoti

...

se almeno fossimo governati dal cappellaio matto e il coniglio bisestile, tutto ciò avrebbe un senso, e soprattutto si riderebbe di più.
HelterSkelter.   Un commento

Much ado about nothing

16/01/2008 14:46 in varie
Posso vedere la scena con i miei occhi.
Joseph, biancovestito e piccino, dopo un eloquente scambio di sguardi con uno dei suoi consiglieri, tira un sospiro rassegnato, depennando dalla lavagnetta delle "cose da fare" in oro massiccio e rubini la visita all'università La Sapienza. Il rettore della stessa università, invece, più amareggiato e livido di Ratzinger stesso, è seduto alla sua scrivania e studia un anatema sufficientemente atroce da lanciare contro gli studenti e i professori dissidenti.

Che la logorrea opinionista esploda soprattutto quando ci sono in ballo il Vaticano o le sue esternazioni non è certo una novità, ma è quantomeno sintomatico di una visione distorta della tanto difesa "libertà di espressione", in nome della quale tanti soggettoni stanno da giorni spendendo energie e parole: vietare al Papa di parlare alla Sapienza è dittatoriale, antidemocratico, insomma da veri stronzi.

Ci sarebbe però da mettere in chiaro un paio di cose.

Il Rettore Magnifico non ha invitato Joseph Ratzinger, in veste di intellettuale e teologo di fama mondiale, a tenere un discorso all'università, come sostenuto dai paladini del Vaticano; ha bensì invitato il Papa, nelle vesti del Papa, ad inaugurare l'anno accademico. Per quanto si possa cercare di rigirare la frittata, non si può criticare chi interpreta l'iniziativa come l'invito di un capo religioso a "benedire" un'istituzione laica, e non proprio a tenere un convegno, occasione per un costruttivo scambio di vedute o arricchimento culturale.

Il Papa, dal canto suo, non ha deciso, durante una nottata insonne, di quelle che nemmeno contare i fili dei ricami in oro del piumone papale serve a qualcosa, di invadere la Sapienza e imporre un suo discorso all'inaugurazione dell'anno accademico; almeno non ufficialmente. Ha accettato di farlo in seguito ad un invito (e andiamo, è ingenuo credere che vi siano persone tanto nobili ed equilibrate da desistere, in nome del pluralismo, ad esporre le proprie opinioni, soprattutto se invitate a farlo). L'accanimento contro il Papa in sè è sterile: ad essere contestato dovrebbe essere stato piuttosto il Rettore, da cui è partita l'iniziativa. Magari, gli si sarebbe anche potuto domandare il vero perchè di quella scelta. Magari proprio dopo l'intervento del Papa. Il delirio. Ma in Italia, un confronto come quello della Columbia University è impensabile: troppo poco ossequioso, il libero dibattito.

Ad essere una minaccia per la laicità non è tanto un ipotetica presenza del Papa alla Sapienza, quanto il fatto che siano stati dei laici, fra cui lo stesso Rettore Magnifico, ad averla proposta e promossa come grande inizio dell'anno accademico.
In Italia, la minaccia alla laicità è molto più subdola e sottile, perchè è rappresentata dalle stesse istituzioni, fatte di uomini spasmodicamente attenti a non offendere le cattoliche sensibilità. Le ingerenze vaticane, assurdamente, sono promosse proprio dall'atteggiamento più o meno dichiaratamente filocattolico dei politici (o dei rettori), che da luogo anche ad esternazioni imbarazzanti, come la dalemiana "subisco il fascino della fede" (quindi i gay, nonostante il programma elettorale, facessero silenzio e penitenza).
Mentre in altre sedi le minchiate volano a destra e a manca, con buona pace della diplomazia, il Vaticano è trattato con guanti non bianchi, immacolati. Le relazioni con lo staterello ricordano tanto i movimenti di un ladro che deve rubare un diamante, e sta attento a non toccare le luci laser dell'antifurto: pura arte funambolica. Basti pensare al dramma scatenato dalle critiche fatte da Ratzinger alle condizioni di Roma, per le quali si è quasi sfiorato l'incidente diplomatico: e tutto per il prodotto della papal mente.
Un paradosso agghiacciante, quello dei laici contro la laicità. Ma anche molto paraculo. Lo Stato tiene il Vaticano in braccio, come fosse un gatto, pronto a fare le fusa o cavarti un occhio; e le coccole al mondo cattolico, che vanno ben oltre il sacrosanto rispetto, sono una scoperta dell'acqua calda, una vecchia storia, senza dubbio. Nè è un mistero che siano molto utili a fini politici - una sillaba papale è capace di far saltare un referendum.

Si è tanto spasmodicamente attenti a non urtare il fronte cattolico che, in occasione della "censura al Papa", si è tirata in ballo pure la difesa della libertà di parola, dei fondamenti della democrazia. Io credevo che fossero due specie estinte, dato che è ormai ufficiale che l'informazione pubblica viene tranquillamente manipolata da un uomo piccolo e fatto di pongo - cosa che, comunque, non indigna tanto quanto un "no" al capo della Chiesa.



(parlando d'altro, io credo che l'uomo che ha fatto questo dopo di questo sia un genio!)
HelterSkelter.   3 commenti

La veritā in tre punti

16/12/2007 10:47 in varie
1. La corruzione è maieutica. Il cavaliere socratico.

Qualcosa non mi torna. Credevo che dare dei soldi per ottenere qualcosa di illecito in cambio fosse illegale: più precisamente, credevo che farlo per ottenere servizi o favori, per esempio in ambito istituzionale, fosse un comportamento definito corruzione. Ma ho la tendenza a strafare: ero perfino convinta che la corruzione dovesse essere perseguita dalla legge, per evitare che la cosa pubblica diventasse improvvisamente privata.
Ma le mie convinzioni si sono rivelate grossolane, volgari: mica è corruzione, quella: è maieutica.
"Ho cercato di convincere alcuni senatori eletti nella Margherita e all'estero di lasciare questa maggioranza. Ho cercato di convocarli, e cosi' e' stato. Con qualcuno sono stato a cena 8 volte, dato che a scuola dai Salesiani avevo imparato il metodo maieutico e l'ho impiegato dicendo parole di estrema correttezza, facendo cio' che un politico deve sempre cercare di fare: convincere gli altri.""Ho fatto solo la corte ai senatori ma tutto questo è avvenuto alla luce del sole. Invece che a belle ragazze ho fatto la corte a dei senatori".  (Silvio Berlusconi)
Semplice esercizio dialettico, per convincere gli altri, come ogni politico deve fare. Non può esimersi dal compito di cercare e creare sostenitori. E poi, si sa che il tombeur de femmes non riesce a togliersi il vizietto - solo che stavolta ha dovuto provarci coi senatori.
E se qua e là ci scappa un versamento sospetto, delle avances economiche, più efficaci di qualsiasi argomento retorico, sono gli estremi rimedi ai mali estremi, sono i rischi del mestiere che si possono ben correre se in ballo c'è la stabilità del Paese - perchè tutto questo è fatto per noi, popolo italiano. Mica i senatori se li compra per se stesso, chè a dirla tutta sono pure ingombranti, li devi mantenere, magari poi sono antipatici e vecchi, e allora gli devi pure assicurare le cure mediche, sennò hai speso energie (e soldini) per nulla perchè crepano, ingrati.
I senatori il Cavaliere della Secchia li compra per noi: per salvarci dall'Unione e dalla mefistofelica combriccola comunista che trama per portare allo scatafascio il Paese (?).

Prima correzione, quindi: la corruzione non esiste, ma è maieutica. Berlusconi non è un becero piazzista, ma un sottile sofista.

2. Le indagini non sono strumento di legalità ma spionaggio comunista. Berlusconi è un uomo di cultura e oltre a conoscere Socrate conosce pure George Orwell.

Tendo a fraintendere la realtà molto spesso.
Credevo che un politico, soprattutto se al potere, non potesse possedere gli organi di informazione: perchè, palesemente, ciò avrebbe significato avere un'informazione pilotata, che equivale a non averla affatto.
E credevo perfino che la tv pubblica dovesse essere... pubblica, appunto. Consideravo scandaloso che la Rai si fosse piegata ai voleri del Don Rodrigo di Arcore, che avesse modellato trasmissioni e soprattutto TG per dare un'immagine falsata della realtà, grazie ad un sapiente ed ennesimo giro di telefonate, definite "dovute": "un organo di stampa interviene sulle conversazioni tra dirigenti Rai e Mediaset assolutamente normali, anzi dovute" (Berlusconi)
Pensavo che la tv nazionale fosse tanto simile a quella descritta da Orwell, in 1984: degli schermi ubiquitari e implacabili, i teleschermi, la cui funzione era fare il lavaggio del cervello al popolo, sopprimere il pensiero critico, e far trionfare il Grande Fratello.
Poi scopro che qualcosa del Grande Fratello in Italia c'è, ma non è certo la tv: sono le indagini fatte dalla procura di Napoli (e in generale dai magistrati comunisti), sono le intercettazioni grazie alle quali si scopre che Berlusconi cerca di corrompere (pardon, corteggiare) i senatori, ad essere degne di un regime totalitario che controlla i cittadini, ad essere una minaccia per la loro privacy ed intimità: "basta con le intercettazioni selvagge, siamo il paese più ascoltato del mondo" (sempre lui).

Seconda correzionenon è un fatto controverso che un politico possegga l'informazione, e nemmeno che manipoli quella pubblica. Le telefonate fra Rai e Mediaset non sono sospette ma dovute. Indagare su un caso di corruzione con intercettazioni e appostamenti non è un procedimento legittimo, ma una minaccia alla privacy dei cittadini.

3. La forma conta, il contenuto no.

E continuando a sbagliare in maniera davvero plateale, credevo anche che quando emergono fatti gravi da delle intercettazioni, fatti che gettano ombre sulla correttezza e la legalità dell'operato di coloro che dovrebbero amministrare la cosa pubblica, a quelli si dovesse badare, e di quelli si dovesse discutere.
Invece no: l'importante è la forma. Ciò di cui si deve davvero discutere è se le intercettazioni siano legittime o meno, utilizzabili o no. Insomma, invece di analizzare criticamente il cielo, si disquisisce del dito che lo indica. Ergo il cielo passa in secondo piano, e nessuno ci pensa più.

Terza correzione: non conta il contenuto ma la forma.


...Non sono ancora convinta: credo che continuerò a fraintendere la realtà.
HelterSkelter.   Un commento