16/12/2007 10:47 in
varie 1. La corruzione è maieutica. Il cavaliere socratico.Qualcosa non mi torna. Credevo che dare dei soldi per ottenere qualcosa di illecito in cambio fosse illegale: più precisamente, credevo che farlo per ottenere servizi o favori, per esempio in ambito istituzionale, fosse un comportamento definito
corruzione. Ma ho la tendenza a strafare:
ero perfino convinta che la corruzione dovesse essere perseguita dalla legge, per evitare che la cosa pubblica diventasse improvvisamente privata.
Ma le mie convinzioni si sono rivelate grossolane, volgari: mica è corruzione, quella: è maieutica.
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Ho cercato di convincere alcuni senatori eletti nella Margherita e all'estero di lasciare questa maggioranza. Ho cercato di convocarli, e cosi' e' stato. Con qualcuno sono stato a cena 8 volte, dato che
a scuola dai Salesiani avevo imparato il metodo maieutico e l'ho impiegato dicendo parole di estrema correttezza, facendo cio' che un politico deve sempre cercare di fare: convincere gli altri.""Ho fatto solo la corte ai senatori ma tutto questo è avvenuto alla luce del sole. Invece che a belle ragazze ho fatto la corte a dei senatori". (Silvio Berlusconi)
Semplice esercizio dialettico, per convincere gli altri, come ogni politico
deve fare. Non può esimersi dal compito di cercare e creare sostenitori. E poi, si sa che il
tombeur de femmes non riesce a togliersi il vizietto - solo che stavolta ha dovuto provarci coi senatori.
E se qua e là ci scappa un versamento sospetto, delle
avances economiche, più efficaci di qualsiasi argomento retorico, sono gli estremi rimedi ai mali estremi, sono i rischi del mestiere che si possono ben correre se in ballo c'è la stabilità del Paese - perchè tutto questo è fatto per noi, popolo italiano. Mica i senatori se li compra per se stesso, chè a dirla tutta sono pure ingombranti, li devi mantenere, magari poi sono antipatici e vecchi, e allora gli devi pure assicurare le cure mediche, sennò hai speso energie (e soldini) per nulla perchè crepano, ingrati.
I senatori il Cavaliere della Secchia li compra per noi: per salvarci dall'Unione e dalla mefistofelica combriccola comunista che trama per portare allo scatafascio il Paese (?).
Prima correzione, quindi: la corruzione non esiste, ma è maieutica. Berlusconi non è un becero piazzista, ma un sottile sofista.
2. Le indagini non sono strumento di legalità ma spionaggio comunista. Berlusconi è un uomo di cultura e oltre a conoscere Socrate conosce pure George Orwell.Tendo a fraintendere la realtà molto spesso.
Credevo che un politico, soprattutto se al potere, non potesse possedere gli organi di informazione: perchè, palesemente, ciò avrebbe significato avere un'informazione pilotata, che equivale a non averla affatto.
E credevo perfino che la tv pubblica dovesse essere... pubblica, appunto. Consideravo scandaloso che la Rai si fosse piegata ai voleri del Don Rodrigo di Arcore, che avesse modellato trasmissioni e soprattutto TG per dare un'immagine falsata della realtà, grazie ad un sapiente ed ennesimo
giro di telefonate, definite "dovute": "un organo di stampa interviene sulle conversazioni tra dirigenti Rai e Mediaset assolutamente normali, anzi dovute" (Berlusconi)
Pensavo che la tv nazionale fosse tanto simile a quella descritta da Orwell, in 1984: degli schermi ubiquitari e implacabili, i
teleschermi, la cui funzione era fare il lavaggio del cervello al popolo, sopprimere il pensiero critico, e far trionfare il Grande Fratello.
Poi scopro che qualcosa del Grande Fratello in Italia c'è, ma non è certo la tv: sono le indagini fatte dalla procura di Napoli (e in generale dai magistrati comunisti), sono le intercettazioni grazie alle quali si scopre che Berlusconi cerca di corrompere (pardon,
corteggiare) i senatori, ad essere degne di un regime totalitario che controlla i cittadini, ad essere una minaccia per la loro privacy ed intimità: "basta con le intercettazioni selvagge, siamo il paese più ascoltato del mondo" (sempre lui).
Seconda correzione: non è un fatto controverso che un politico possegga l'informazione, e nemmeno che manipoli quella pubblica. Le telefonate fra Rai e Mediaset non sono sospette ma dovute. Indagare su un caso di corruzione con intercettazioni e appostamenti non è un procedimento legittimo, ma una minaccia alla privacy dei cittadini.
3. La forma conta, il contenuto no.
E continuando a sbagliare in maniera davvero plateale, credevo anche che quando emergono fatti gravi da delle intercettazioni, fatti che gettano ombre sulla correttezza e la legalità dell'operato di coloro che dovrebbero amministrare la cosa pubblica, a quelli si dovesse badare, e di quelli si dovesse discutere.
Invece no: l'importante è la forma. Ciò di cui si deve davvero discutere è se le intercettazioni siano legittime o meno, utilizzabili o no. Insomma, invece di analizzare criticamente il cielo, si disquisisce del dito che lo indica. Ergo il cielo passa in secondo piano, e nessuno ci pensa più.
Terza correzione: non conta il contenuto ma la forma.
...Non sono ancora convinta: credo che continuerò a fraintendere la realtà.